Piccoli per scelta
Quando chiami, dall'altra parte c'è un tecnico. Non un operatore che prende nota e passa la scheda a qualcun altro: la persona che ti chiede cosa fa la macchina è la stessa che poi, a casa tua, smonta la copertura dell'unità esterna. Sembra un dettaglio; nella pratica cambia tutto.
Il vantaggio è che quello che racconti non si perde per strada. Se al telefono dici che la macchina soffia ma non raffredda e che il tubo sottile fa la brina, chi arriva ha già in testa quali misure fare per primo e nel furgone c'è già quello che serve. Non si perde un viaggio per andare a prendere una bombola dimenticata in officina.
Il limite lo diciamo con la stessa franchezza: siamo pochi. A luglio le giornate sono piene e a volte la risposta onesta è «non oggi, giovedì». Non giriamo il lavoro in subappalto e non abbiamo un elenco di collaboratori a cui passare le chiamate che avanzano. Preferiamo dire di no piuttosto che mandare a casa tua uno sconosciuto con il nostro nome sul furgone: se poi qualcosa va storto, quello che torna a sistemare siamo comunque noi.
Lavoriamo su riparazione, ricarica, pulizia e manutenzione di split e multisplit domestici. Non facciamo impianti industriali, non facciamo celle frigorifere, non facciamo caldaie. Fare poche cose è l'unico modo per farle sapendo cosa si sta guardando.
F-GAS: cos'è e perché ti riguarda
«Certificato F-GAS» non è un adesivo da attaccare sul furgone: è un obbligo di legge. Il Regolamento UE 517/2014 sui gas fluorurati a effetto serra, recepito in Italia con il DPR 146/2018, stabilisce che chi manipola questi refrigeranti deve essere una persona certificata, e che l'impresa per cui lavora deve essere iscritta al registro nazionale.
La ragione è ambientale, non burocratica. L'R410A ha un potenziale di riscaldamento globale (GWP) di 2088: un solo chilo disperso in aria pesa come oltre due tonnellate di anidride carbonica. L'R32, che monta quasi tutto quello che si vende oggi, sta a 675 — molto meglio, ma non zero. Per questo scaricare il gas in atmosfera è vietato: quando si apre un circuito, il refrigerante va recuperato in bombola con la macchina di recupero, non buttato fuori aprendo un rubinetto e aspettando che finisca.
Per chi chiama, in concreto, il patentino significa tre cose molto pratiche. La prima: il gas ce lo possono vendere. Chi non è certificato non può acquistarlo legalmente, e se qualcuno te lo carica senza esserlo, quella bombola arriva da un posto che è meglio non sapere. La seconda: il controllo delle perdite non è un extra che proponiamo, è parte del mestiere — per questo prima si cerca il buco e poi si carica. La terza: gli interventi con gas fluorurati vanno dichiarati alla Banca Dati F-GAS, quindi di quanto refrigerante è entrato nella tua macchina resta una traccia scritta che non dipende dalla nostra parola.
È anche il motivo per cui insistiamo sulla ricarica a peso invece che «a sentimento»: se sai quanti grammi hai messo, sai anche quanti ne mancavano. E quel numero, confrontato con la targhetta del costruttore e con la data dell'ultimo intervento, ti dice quanto perde davvero l'impianto.
Prima si misura, poi si dice
La regola è una sola e non ha eccezioni: nessuna diagnosi prima degli strumenti. Al telefono si fanno ipotesi, a casa si fanno misure. Quello che leggi qui sotto è l'ordine con cui lavoriamo, sempre uguale, anche quando «si capisce subito»: soprattutto quando si capisce subito, perché è lì che si sbaglia.
1. Si guarda, ma non si conclude
Filtri, batteria esterna, spazio intorno alla macchina, tracce d'olio sui raccordi. Sono indizi utili, non verdetti: una batteria sporca spiega tante cose, ma non tutte.
2. Si misura il delta
Una sonda sull'aria in ripresa, una su quella in mandata. Un impianto sano in raffrescamento sta sugli 8-12 gradi di differenza. Sotto i 5 c'è un problema; quale, il delta da solo non lo dice.
3. Si collegano i manometri
Pressioni basse e alte, insieme al surriscaldamento, separano due strade opposte: manca carica, oppure il calore non riesce a uscire. Confonderle vuol dire sbagliare l'intervento e la spesa.
4. Si cerca la perdita
Cercafughe elettronico, e dove serve azoto in pressione o tracciante UV. Il gas in un circuito sigillato non si consuma: se manca, esce da qualche parte. Rabboccare e basta è spostare la spesa di sei mesi.
5. Poi si parla, non prima
Il preventivo arriva dopo la diagnosi e prima di intervenire, con scritto cosa abbiamo trovato e cosa proponiamo. Se riparare non conviene, te lo diciamo lì, con i numeri in mano.
Quello che ci chiedono di noi
Chi viene a casa mia?
Lo stesso tecnico con cui hai parlato al telefono. Siamo pochi e non giriamo il lavoro ad altri: se non possiamo venire noi, te lo diciamo invece di mandare qualcuno che non conosciamo. Se vuoi sapere gli orari e come raggiungerci, trovi tutto nella pagina contatti.
Posso vedere la certificazione F-GAS?
Sì, chiedila. Il certificato ha un numero e un intestatario, e sapere chi ti sta mettendo le mani in un circuito in pressione è un tuo diritto, non una scortesia. Se qualcuno si offende quando glielo chiedi, hai già la risposta che ti serviva.
Perché al telefono non mi dite quanto viene?
Perché non lo sappiamo ancora, e inventarlo sarebbe peggio che tacere. «Non raffredda» sono almeno cinque guasti diversi e il più serio vale dieci volte il più banale. Facciamo la diagnosi, poi il preventivo, poi si decide insieme se procedere.
Mi dite anche se non conviene ripararlo?
Sì, e capita. Se l'impianto ha quindici anni, gira a R22 o ha la perdita sulla batteria interna, riparare significa spendere due volte a distanza di poco. Lo diciamo con i numeri davanti: si guadagna meno oggi, ma chi riceve una risposta onesta di solito richiama.
Vuoi parlare direttamente con il tecnico?
Chiama: risponde chi poi viene. Ti diciamo cosa possiamo fare e quando — spesso in giornata.
☎ Chiama 0522 117 0347