Il gas non si consuma
Il refrigerante non è carburante. Gira dentro un anello chiuso e sigillato: evapora nella batteria interna e si porta via il calore della stanza, il compressore lo comprime, la batteria esterna lo fa condensare e butta quel calore all'aperto, l'organo di laminazione lo riporta a bassa pressione e il giro ricomincia. Migliaia di volte al giorno, sempre lo stesso gas. Non brucia, non si degrada, non esce da nessuno scarico.
Per questo alla domanda «quanto gas consuma all'anno?» la risposta è zero. Un impianto montato bene e mai aperto può stare dieci anni con la carica del primo giorno. Uno split da 9000 BTU ha dentro fra i 600 e gli 800 grammi di R32: se dopo tre estati ne mancano duecento, quei grammi non sono spariti nel nulla. Sono usciti. C'è una cartella che trafila, un gommino secco, un foro.
Da qui il campanello d'allarme più sottovalutato: se ogni estate chiami qualcuno per il rabbocco, quella non è manutenzione. È una perdita che nessuno ha mai cercato. Una macchina che rivuole gas ogni dodici mesi ti sta dicendo solo la velocità della sua falla, e ogni ricarica la paghi di nuovo per tornare esattamente allo stesso punto.
Il sintomo con cui te ne accorgi è quasi sempre lo stesso: la macchina soffia ma non raffredda, oppure il tubo sottile si imbrina. Ghiaccio e aria tiepida però sono conseguenze: la causa è il buco.
C'è anche un motivo che non riguarda il portafoglio. R32 e R410A sono gas fluorurati: un tecnico F-GAS non li scarica in atmosfera né ricarica sopra un impianto che sa perdere. Se insistiamo per cercare la falla prima, non è un extra da venderti.
Come si cerca una perdita
Non esiste lo strumento magico che la trova sempre. Si va per gradi, dal punto più probabile a quello più nascosto.
Si comincia dai raccordi, perché lì sta la gran parte delle perdite: acqua saponata sulle cartelle e sui bocchettoni dell'unità esterna. Se il trafilamento è consistente le bolle si vedono in trenta secondi. È il metodo più vecchio del mondo ed è ancora il primo che funziona.
Se non basta entra il cercafughe elettronico, una sonda a cella riscaldata che sente concentrazioni nell'ordine dei 3-5 grammi all'anno. Va passata piano, circa un centimetro al secondo, tenendola sotto i tubi: i refrigeranti sono più pesanti dell'aria e scendono. Serve macchina ferma e niente vento. Chi lo passa di corsa non trova niente e poi conclude che l'impianto «non perde».
Per le perdite minuscole, o per quelle che si aprono solo a circuito caldo e in pressione, si mette l'impianto in pressione con azoto secco intorno ai 40 bar e si lascia lì col manometro attaccato. L'azoto è inerte, non porta umidità e non inquina. Se dopo un'ora la lancetta è scesa, il foro c'è anche se non lo hai ancora visto; se scende dopo una notte, è piccolo ma c'è lo stesso.
Il tracciante UV è l'ultima carta: additivo caricato insieme al gas, qualche giorno di lavoro e si torna con la lampada. Dietro le alette è l'unico modo per vedere l'alone dove l'occhio non arriva. Richiede un secondo passaggio, quindi lo proponiamo solo quando gli altri metodi hanno detto «perde» senza dire «dove».
Alla fine, prima di ricaricare, il vuoto: si scende sotto i 500 micron, si chiudono le valvole e si guarda il vacuometro. Risalita lenta che poi si ferma: era umidità che evaporava. Risalita che non si ferma più: la falla è ancora lì, e caricare vorrebbe dire buttare gas dalla finestra. Riparata la perdita, la carica si rimette a peso con la bilancia e da lì in avanti basta la manutenzione normale.
Da dove esce, in ordine di frequenza
Uno split ha pochi punti deboli, e sono quasi sempre questi.
Le cartelle
La svasatura a 45 gradi del rame è il punto più fragile dell'impianto. Fatta con un attrezzo consumato, con un truciolo sotto, o serrata a sentimento invece che a chiave dinamometrica (circa 18 Nm sul 1/4″, 40 sul 3/8″), prima o poi trafila. È la prima cosa che guardiamo.
Raccordi e valvole di servizio
Sotto i cappellotti dell'unità esterna ci sono le valvole con gli spilli e i loro gommini. Si seccano, si induriscono, lasciano andare il gas per mesi. Riparazione da poco, se qualcuno la cerca.
Batteria forata
La corrosione a formicaio scava microgallerie che partono dall'interno del rame e sbucano fuori. Non si vedono a occhio: si trovano col tracciante o smontando. Qui la riparazione spesso non conviene, e te lo diciamo prima.
Saldature e tratti di rame
Sulle linee lunghe o passate in traccia: una saldatura fatta in fretta, o un tubo che da dieci anni sfrega contro una staffa. La vibrazione lima il rame finché non lo apre.
Il giorno dell'installazione
La cosa scomoda da dire: molte perdite nascono al montaggio. Cartella rifatta due volte, curva strozzata, vuoto saltato per fare prima. Se perde già dal primo anno, il problema non è la macchina.
Le domande che ci fate più spesso
Lo ricarico ogni anno: è normale?
No. Un climatizzatore che rivuole gas ogni dodici mesi ha una perdita di dimensione già nota: la sua carica divisa per i mesi fra un rabbocco e l'altro. Normale è non doverlo toccare per anni.
Si ripara o devo cambiare tutto?
Dipende da dove esce. Cartella, raccordo o spillo: si sistema in giornata e l'impianto torna quello di prima. Batteria forata su una macchina di dodici anni: quei soldi stanno meglio sulla nuova, e te lo diciamo prima di cominciare, non a lavoro finito.
Quanto ci vuole a trovarla?
Se è sui raccordi, mezz'ora. Se è nascosta servono l'azoto e a volte un secondo passaggio col tracciante, quindi due appuntamenti. Il preventivo arriva dopo la diagnosi, prima di intervenire: l'intervento lo decidi tu sapendo cosa hai.
Non potete caricarlo e basta, almeno per quest'estate?
La risposta è aritmetica: il gas riesce dallo stesso foro alla stessa velocità. Se ne ha persi 300 grammi in una stagione, ne perderà 300 nella prossima. E nel frattempo il compressore lavora scarico e si stanca.
Il tuo perde gas?
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